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il corpus belloriano
Le Vite de' pittori scultori e architetti moderni
  

Annibale Carracci

  

tere di Bologna, il portalettere ricusando qualche baiocco del por-

  

to, si lasciò intendere che in vece del pagamento gli facesse più

  

tosto un quadretto di sua mano, e gli portò la tela: cosa che tutto

  

giorno accade a' pittori da certi indiscreti, che per ogni picciolo

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servigio, subito mandano la tela a casa e vogliono l'originale, o

  

almeno la copia ritoccata. Basta, conobbe Annibale la semplicità

  

di costui, e di buona voglia fecegli una picciola Madonna che svela

  

il bambino in seno a dormire, da me veduta col Lanfranco, che

  

raccontò l'avvenimento e la gran bontà del maestro. Fornita la

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Galeria e levato il palco, dipingeva le porte finte in compagnia de'

  

muratori che facevano le colle ed altri lavori; e venuta l'ora del

  

desinare, fatte portare le vivande senza apparecchio in terra e se-

  

dendo su le travi del palco: "Mangiamo, disse allegramente, com-

  

pagni; poiché lavoriamo insieme". Qui sono richiamato dalla di-

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sgrazia di Annibale; percioché ogni giorno più veniva egli trava-

  

gliato dalla malinconia, languendo insieme col corpo e con gli spi-

  

riti. Aspettata però la stagione di primavera, consigliato da' me-

  

dici di mutar aria, si trasferì a Napoli, dov'egli procurava diver-

  

tirsi e rallegrare la fantasia; ma fermatosi quivi breve tempo, im-

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paziente di tornare a Roma, si mise in viaggio nella stagione già

  

calda, che suole essere pericolosa; la quale però non tanto accelerò

  

la sua morte, quanto l'affrettarono li disordini amorosi, da lui non

  

conferiti a' medici, che inavedutamente gli cavarono sangue dalla

  

vena; e già languendo egli di febbre acuta, riuscì vano ogni rime-

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dio; ed in pochi giorni dopo il suo ritorno venne meno, e gli mancò

  

la vita alli 15 di luglio 1609 su l'ora prima della notte, e dell'età

  

sua l'anno 49. Simile infortunio sappiamo essere avvenuto a Ra-

  

faelle, a cui Annibale dopo morte volle tener compagnia nella tom-

  

ba, avendolo in vita seguitato come maestro nella pittura. Moren-

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do però egli con molto sentimento di pietà elesse di essere sepolto

  

nella Chiesa della Rotonda, che è l'antico Pantheon, oggi dedicato

  

alla Vergine ed a tutti li Santi, accioché quel tempio chiaro in tanti

  

secoli per la magnificenza romana e per la nobiltà dell'architettura,

  

con nuova gloria facesse conserva delle ceneri illustri di due li più

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celebri pittori, le cui grand'anime, come sperar si può, nel cielo si

  

congiunsero in Dio. Il giorno seguente alla morte Antonio Car-

  

racci suo nipote nel medesimo luogo sopra un catafalco fece espor-

  

re il cadavero d'Annibale, alla cui testa era collocato il quadro di

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