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il corpus belloriano
Le Vite de' pittori scultori e architetti moderni
  

Annibale Carracci

  

nuovamente alla vita del disegno e del colore raccogliendola per

  

terra in Lombardia ed in Roma,. Si accordò principalmente alla

  

soavità e purità del Correggio ed alla forza e distribuzione de' co-

  

lori di Tiziano, e dalla naturale imitazione di questo maestro passò

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alle più perfette idee ed all'arte più emendata de' Greci , perché

  

quali statue di Agasia o di Glicone farai superiori a quelle sue

  

finte di chiaroscuro nelli modelli de' Termini della Galeria Far-

  

nese? quali Ercoli o se ti pare giganti di Michel Angelo preporrai

  

a gli Ercoli e Polifemi da lui dipinti? Mostrò egli il modo di far

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profitto da Michel Angelo non da altri conseguito ed oggi affatto

  

abbandonato; perché lasciando la maniera e le anatomie del Giu-

  

dizio, si rivolse e riguardò li bellissimi ignudi de' partimenti nella

  

volta di sopra, e con egual lode gli espose nella Galeria. Dedicossi

  

a Rafaelle, e da questo, come da suo maestro e guida nelle storie,

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migliorò l'invenzione, e si distese a gli affetti ed alla grazia della

  

perfetta imitazione. Il suo proprio stile fu l'unire insieme l'idea e

  

la natura, accumulando in se stesso le più degne virtù de' maestri

  

passati, e parve che la gran madre per sua cagione non si curasse

  

di accrescere sopra se stessa l'audacia e la gloria dell'arte. Sopra

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di che non lascierò qui di trascrivere l'autorità e le parole dell'Al-

  

bano nelle sue lettere scrittemi, parlando di Annibale e di Ago-

  

stino: Citazione: Albani, Francesco"Né si può dire che dall'opere solamente del Correggio ap-

  

prendessero lo stile, perché andarono a Venezia, ed ultimamente a

  

Roma; e più tosto si può dire che anche da Tiziano, ed ultima-

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mente da Rafaelle e da Michel Angelo insieme conseguissero una

  

maniera che participava di tutti li più rari maestri, un misto che

  

pare conformarsi con tutti li più eccellenti, come si vede nella Ga-

  

leria Farnese, nella quale prevalse all'altre nell'invenzione e dise-

  

gno. Ma Ludovico, che rimase solo in Bologna, non pare a giudi-

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zio de gl'intendenti che pareggiasse Annibale, che molto avanzò e

  

di gran lunga il cugino nel vedere oltre l'opere di Rafaelle, anche

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