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il corpus belloriano
Descrizzione delle immagini dipinte da Rafaelle d'Urbino nelle camere del Palazzo Apostolico Vaticano
  

Segnatura. Il monte Parnaso

  

Imagine del Monte Parnaso.

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La Pittura, sempre amica della Poesia, ci apre il bel Parnaso, e ci

  

rende spettatori del coro di Apolline, e delle Muse, rappresentan-

  

doci insieme i più chiari Vati cinti di frondi immortali. Se brami

  

udirne i concenti, ecco Apolline stesso, che distende l'arco su le sonore

  

corde, e molce l'aure co' soavi accenti. Siede egli su l'alpestre giogo

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all'ombra de' verdeggianti lauri, ed a suoi piedi scaturisce il fonte Ip-

  

pocrene, il quale cadendo fra sasso, e sasso, rompe l'acque in limpidi

  

ruscelli, felice bevanda a chi v'intinge le labbra. Così sedendo ap-

  

poggia su la spalla musico legno una Viola, e movendo l'arco al suono

  

travolge soavemente le luci, ed esprime la dolce melodia.

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Di Apolline a destra siede Calliope la prima, o sia la nobil Clio:

  

adagia ella un braccio su l'umida rupe, e disvelando l'altro dalla candida

  

gonna, tiene con la mano la sonora tromba, con cui le lodi can-

  

ta de gl'Eroi, e de' Celesti.

  

A' sinistra siede la celeste Urania , la quale volgendo la faccia

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indietro verso Apolline, si dimostra attenta all'armonia , sostenta

  

la lira al seno, ed ha la veste di color celeste, com'ella dal Cielo

  

prende il nome.

  

Dietro in piedi stanno l'altre Muse divise in due cori, con ma-

  

schere, e libri; ed ancorché varie di aspetto, e portamento, sembra-

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no vergini, e suore nate dal padre Giove .

  

Non lungi la nobil Clio dal lato destro vedesi il grand'Omero

  

in longo manto di color celeste. Sta egli in piedi, e come da furore

  

divino rapito, solleva la fronte, distende la palma, e col gesto della

  

mano accompagna gl'eroici carmi. Ben si ravvisa alla cecità de gl'

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occhi, ed all'atto maestoso, e grave, canuta la barba, nella sembian-

  

za istessa, che l'età prisca lo finse.

  

Di fianco ad Omero si volge un giovine intento a notare i car-

  

mi di questo immortal Cantore. Sedendo egli sopra un sasso, incaval-

  

ca una gamba, e tiene con la sinistra su la coscia il foglio col vasello

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dell'inchiostro. Con la destra sospende la penna, e guardando fisso

  

ad Omero, pende dalla sua bocca con l'udito inteso al suono. Così

  

è fama che Omero andasse cantando in varie parti i suoi li-

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