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il corpus belloriano
L'Historia Augusta da Giulio Cesare a Costantino il Magno, illustrata con le verità dell'antiche medaglie da Francesco Angeloni
  

Caio Giulio Cesare

  

modo simil vincolo, fra amendue, manteneva; massimamente, che diventato Cesare mag-

  

giore di quello, che da prima altri pensò, e credutosi, ch'egli aspirasse al farsi Re, avanza-

  

ronsi i rispetti della diffidenza di Pompeo, che col negligente suo temporeggiare, e con la

  

sola prosuntione d'assai potere, tardi procurò di spogliar l'emulo de gli eserciti, e di restar

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egli armato, e con la Provincia della Spagna cadutagli in sorte. Né volendosi l'un l'altro ce-

  

dere, avvenne, che passato Cesare, co'soldati, il Rubicone, nacque perciò in Roma tal ter-

  

rore, che tolto la mente a ciascuno, et il consiglio, non sapendosi qual'animo egli portasse,

  

né quali forze gli si potessero, in ogni caso, opporre, per non haver Pompeo proveduto in

  

tempo al bisogno. Recando tuttavia la fama avvisi più aspri, non faceva hoggimai me-

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stieri di più venti al mare fremente, e procelloso di quel mal guidato Popolo: che anzi pen-

  

sandosi da molti al dover mitigare gli affanni con volontaria morte, l'istesso Pompeo impres-

  

so di non poter rimediare all'evidente pericolo, il dissimulava. Ma dalla necessità nato final-

  

mente in lui il consiglio, ordinato a Senatori, che lo seguitassero, e traendone seco i Conso-

  

li, col migliore delle genti, si ricoverò a Brundisio; dove seguitato poscia da Cesare, che

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nondimeno più vie, tentò in vano, d'accordi, e di pace, trovatisi a fronte a Durazzo di Ma-

  

cedonia, venuti, dopo vari successi, a battaglia, ne seguì all'istesso Cesare così fatta rotta;

  

che si restarono trentadue insegne all'Avversario. Ma non mancando egli pertuttociò al na-

  

tio valore, essendogli noto, che a gli animosi è favorevole la Fortuna, ristorato l'esercito, lo

  

mosse contra Scipione, che trasferendosi nella Macedonia, diede a lui campo di pensare,

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che Pompeo si condurrebbe in luoghi di suo minor vantaggio per soccorrerlo: ma questi dis-

  

posto di consumare l'esercito di Cesare, temporeggiando, non voleva più oltre avventurarsi,

  

se non che stimolato dalle altrui mormorationi, fu costretto seguitarlo ne'Campi Farsalici:

  

dove Cesare, non ostante l'esser per la rotta debilitato di forze, invitato a battaglia da'Pom-

  

peiani, che erano in numero più del doppio, ardì d'accettarla. Onde la Fortuna, che le

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più volte conduce a duri casi coloro, già da lei co'benefici arricchiti, non più mostrandosi

  

prospera a Pompeo, convertita tutta verso Cesare, gli concedette degno frutto della virtù,

  

e della grandezza dell'animo di lui con tal vittoria, che rovinato affatto lo stato dell'avver-

  

sario, non potendo questi sostenere col corpo l'affanno, né con lo spirito la vergogna, con

  

grande amaritudine d'animo, veduto fin, manomessi gli steccati, vestito d'habito miserabile,

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partì tutto cheto a piedi, con pochi de' suoi più intimi amici. Né volendo Cesare porsi in

  

maggiore necessità con altri, comandò, che le lettere trovate ne'scrigni di Pompeo, che

  

contenevano il pieno dell'animo de'suoi avversari, fossero incontanente arse. Concedette a

  

Bruto, che poi l'uccise, et a molti altri il perdono; essendosi compiacciuto che più si disco-

  

prisse per tal via, essere in lui la mansuetudine, che la severità. Datosi poi a perseguitar

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Pompeo, et udito in Alessandria la infelice morte di lui, pianse della sua sciagure, quando

  

per parte di Tolomeo hebbe, con la testa, l'anello di esso.

  

Pompeo Magno

  

POMPEO MAGNO

  

Sono tali i fatti di Pompeo, il quale contese dell'Imperio con Cesare, che ben si richie-

  

de il farne una particolar mentione. Hebbe Pompeo per Padre Strabone huomo bel-

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licoso, e strenuo Capitano de' Romani, da'quali fu, per tema della grandezza da lui acqui-

  

stata con l'armi, e per la sua ingorda avaritia, odiato in guisa, che ucciso dalla saetta, lo

  

gittarono nella bara, in cui per seppellirlo era portato, e ferongli altri vituperi: ma non fu

  

in alcuno maggiormente, né più tosto, ch'in Pompeo allogata la benivolenza del Popolo,e

  

nella felicità aggrandita, e nelle sciagure di lui continuata: chiaro segnale, che alle doti

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dell'animo, alla bellezza del corpo, et alla nobiltà de'natali, hebbe i costumi, e l'opere cor-

  

rispondenti. Ancora giovinetto militò sotto il Padre contra Cinna, per le cui insidie corse

  

rischio di esser a tradimento dal proprio compagno Terentio ucciso. Prese per moglie An-

  

tistia, et indi a poco sospettandosi dall'esercito istesso di Cinna, che questi havesse ammazza-

  

to Pompeo, il quale non si trovava, restò Cinna morto da uno de'Soldati. Nell'età di ven-

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titre anni, non da alcuno creato Capitano, fatte tre legioni nel Piceno, e provedutele de'ne-

  

cessari bisogni, con quelle si trasferì a Silla. Hebbe incontro Carinna, Celio, e Bruto, che

  

disegnavano disfarlo; ma esso valorosamente combattendo, gli ruppe, come avvenne di

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