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il corpus belloriano
L'Historia Augusta da Giulio Cesare a Costantino il Magno, illustrata con le verità dell'antiche medaglie da Francesco Angeloni
  

Pompeo Magno

  

Giulia per moglie, ancorché fosse promessa a Scipione, procurò con la moltitudine de'Soldati

  

di mantenersi lo stato per forza; avvedutosi, che l'amicitia, e la parentela di Cesare, appres-

  

so il Senato gli era nociva; acconsentì, et operò etiandio, che Cicerone, allhora sbandito

  

di Roma, vi fosse richiamato; e racquistata, col mezo di lui, la benivolenza de gli Ottimati,

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e del Senato istesso; fu indi a poco eletto Capitano sopra il provedere le vettovaglie; delle

  

quali, per la urgente necessità di Roma, e delle Città convicine, si teneva gran bisogno: nel

  

che fare, col rischio di se stesso, e con le diligenze usate, operò che l'abbondanza de'grani,

  

e delle biade fosse in ogni luogo copiosa; laonde a cotal fine, e per memoria di somigliante

  

beneficio, che fu universale, decretò il Senato la medaglia, che dall'un de'lati contiene due

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1. volti, l'uno di rovescio all'altro, et ad una sola testa congiunti, e coronati di spiche di grano;

  

che quantunque si paia esser nell'uno la effigie di Pompeo, e nell'altra quella del figliuolo

  

Sesto, overo di Gneo, che fu il maggiore; può nondimeno ciò dar a vedere la prudenza

  

usata da lui, non solamente nel comprendere il bisogno, ma nel saperlo provedere in modo,

  

che senza danno altrui, la Republica se ne sollevasse: rappresentando la Corona di spiche

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l'istesso segnale dell'abbondanza, ch'egli introdusse, e vi sono le lettere Citazione: Iscrizioni monete latino MGN Citazione: Angeloni, Francesco che s'intendo-

  

no per Magnus Citazione: Angeloni, Francesco. Ha nel rovescio una sola prua di Nave, con tali parole Citazione: Iscrizioni monete latino PIUS IMP. Citazione: Angeloni, Francesco la qual

  

2. prua di Nave altro non pare, che dia a vedere, se non che Pompeo per cagion di far le su-

  

dette provisioni si espose ad evidente fortuna di Mare; peroché mentre erano i venti contra-

  

ri, e li Nocchieri temevano di mettersi in alto, egli fu il primo, che entrato in Nave, e fat-

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to sarpar l'ancore, gridò: Più a me conviene il pensare in questo punto al navigare, che al

  

vivere: col qual animo, et estremo ardir suo, riempì il mare di Navi, e l'Italia di grani, e

  

felicemente terminò così fatto Magistrato.

  

Ma CESARE riuscito al procacciarsi grandezza corrispondente all'animo di lui, e nel con-

  

durre con felicità le guerre della Gallia, occupava, al medesimo fine gli animi, donando

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al Publico, a'Consoli, a'Senatori, et a gli amici, et anche alle mogli loro delle ricchez-

  

ze acquistate de'Barbari. Morì in quel tanto a Pompeo la moglie Giulia, e poco appresso la

  

fanciulla, che n'hebbe, et egli creato Consolo, celebrò nuovo matrimonio con Cornelia fi-

  

gliuola di Metello Scipione allhora vedova di Publio nato di Crasso, giovane bella, e per

  

altre parti lodevole; di che egli seguì il biasimo per la giovanezza di essa, e pe'l tempo impor-

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tuno a lui di far nozze; mentre fra molte calamità correnti, si trovava in carico publico.

  

Eragli nondimeno portata tale benivolenza da' popoli, che caduto gravemente infermo in

  

Napoli, e guaritone, furono colà, per tutta Italia, fatti sagrifici, per la salute di lui; e ve-

  

dutolo sanato affatto, varie feste per molti giorni se ne fecero: anzi, che tornando egli a Ro-

  

ma, le vie, i porti, e le Città erano piene di Vittime, e di coloro, che sagrificavano; e le

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persone ornate di ghirlande, e di fiaccole, col gittargli fiori addosso, il raccoglievano, et

  

accompagnavanlo. Fu ciò havuto in luogo di splendido spettacolo, e se ne cagionò in esso,

  

oltre l'allegrezza, non piccola superbia; in tantoché disprezzava affatto Cesare, quasi fosse

  

a lui cosa leggieri il toglierlo dall'acquistata grandezza, e lo si irritò fin col tentare di sner-

  

varlo delle forze de gli eserciti, e del credito: non s'avvedendo, che col ciò fare lo rendeva

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più cauto, e più forte; di modo, che quando esso hebbe a raunar gente, per difendere la

  

Republica contra Cesare, non ne trovò la via, e gli convenne di abbandonar Roma, né gli

  

bastarono le provisioni fatte a Brundusio, né l'applauso, che trasse dalla prima vittoria con-

  

seguita contra Cesare, che giunto in fine nelle campagne di Farsaglia, e venutovi a nuovo

  

fatto d'armi, ne restò sconfitto, non havendo forse pensato, che essendogli più volte stata

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prospera la Fortuna, poteva temere di doverla anche provare avversa. Sì che abbattuto d'ani-

  

mo, e postosi in dosso una veste corrispondente all'infelice suo stato, dopo l'essere avvezzo

  

per trentaquattro anni a vincere, et a soggiogare ogni cosa, comprese allhora qual sorte

  

fosse di chi perdeva, e di chi fuggiva. Giunto nell'Egitto, dove appresso Tolomeo sperò

  

trovar sicuro scampo a'suoi mali, fu da quello, nel corso di cinquantotto anni della sua età,

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fatto uccidere a tradimento in una piccola barca: havendo lasciati dolenti li figliuoli Gneo,

  

e Sesto, e la moglie Cornelia. Cotal fine hebbe Pompeo il Magno; le attioni del quale,

  

e le virtù, sono contenute da gli stessi termini, che ha il corso del Sole.

  

Usò Cesare in Alessandria gran liberalità verso i Pompeiani, e vi dimorò, con fine di

  

comporre le differenze, che vertevano fra Tolomeo, e la Sorella; peroché condottasi Cleo-

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