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il corpus belloriano
L'Historia Augusta da Giulio Cesare a Costantino il Magno, illustrata con le verità dell'antiche medaglie da Francesco Angeloni
  

Pompeo Magno

  

Citazione: Angeloni, Francescopatra furtivamente a lui di notte, et egli invaghitosene, mandò nell'aurora per Tolomeo;

  

accioché si riconciliassero insieme. Adirossene il giovine, né fu piccolo il pericolo passato

  

ivi da Cesare con la sua gente; benché in fine gli accordasse, concedendo loro, per egual

  

parte, il Regno ma non perciò la seditione incominciata fra li ministri Egittii lasciò di met-

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terlo tuttavia in grandissime necessità, fin che sopragiuntogli Tiberio Claudio Nerone con

  

soccorsi della Siria, soggiogò l'Egitto, e lo donò a Cleopatra, della quale si tenne, che

  

generasse un figliuolo. Impadronitosi in quel tanto Farnace dell'Armenia, e di alcuna Città

  

nella Bitinia, si provocò contra Cesare, che per reprimerlo mandò Gneo Domitio Calvino;

  

il quale vinto in una battaglia da Farnace strinse Cesare stesso ad incontrarlo, e combatterlo

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nell'Armenia, dove lo superò; e gloriossi d'havere in un sol giorno, et in un'hora istessa, giun-

  

to, veduto, e vinto l'inimico. Lasciato ivi Domitio ad assettar meglio le cose, tornò in Ita-

  

lia; dove uditi nuovi tumulti suscitati nella Spagna da Pompeo figliuolo del Magno, si

  

trasferì colà con buone forze, e vi sostenne delle difficoltà, e de'pericoli, essendoglisi animo-

  

samente opposti Scipione, Iuba, e Catone, con molti Romani, che vi si trovarono; benché

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con la virtù, e con la fortuna di Cesare il tutto restasse in pro di lui superato. Di là navigò

  

in Sardegna, e mandò Caio Didio in Ispagna contra Pompeo, e giunto egli in Roma, vi

  

trionfò in quattro giorni de'Galli, degli Alessandrini, di Ponto, e dell'Africa et eletto per

  

dieci anni Dittatore, hebbe altri honori: onde celebrò splendidamente spettacoli, giuochi,

  

feste, e conviti. E perché si afferma, che con apparati vari fu conddotto da Cesare ciascuno

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de'suddetti trionfi, e ch'egli magnificò, sopra tutti, quello dell'Africa, per l'utile, che al

  

Popolo Romano seguì di simile vittoria; e forse vi comparve sopra di un Carro tirato da

  

animali di quel paese; de'quali molti si videro in tal pompa, con de'lumi accesi sopra; quin-

  

di è, 3. che rappresentandosene la memoria entro la medaglia, che contiene dall'un lato la

  

testa di Cesare laureata, col lituo stromento dell'Augurato, e lettere Citazione: Iscrizioni monete latino DIVOS IULIUS Citazione: Angeloni, Francesco, e dall'al-

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tro 4. egli stesso in piedi su'l carro di due ruote tirato da quattro Elefanti, in atto di trionfan-

  

te, con le sole lettere Citazione: Iscrizioni monete latino S. C. Citazione: Angeloni, Francesco ho però stimato di farne qui mentione: lasciando a'saggi il giudi-

  

care, se in vita, o dopo morte di Cesare, ella fosse stampata in honore di lui; quantunque

  

il vedersi l'Imperadore su'l carro, pare, che approvi, che in vita, havendo soggiogato l'Afri-

  

ca, conseguisse l'honore.

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Postosi Cesare a disporre le faccende della Città, vi diede molti ordini utili, et impose

  

premio a chi si studiava di generar figliuoli. Corresse l'anno, et altre cose instituì apparte-

  

nenti al buon governo. Rinforzò Q. Fabio Massimo, e Q. Pedio di gente, per reprimere

  

nella Spagna Pompeo e Sesto, che tuttavia accresciuti di forze, e di credito vi rumoreggia-

  

vano: né stimatele poi sufficienti a tal effetto, lasciato Lepido con otto Prefetti al governo

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della Italia, vi si trasferì di persona, e di quei nimici ottenne notabile vittoria, della quale,

  

benché non senza suo biasimo volle trionfare in Roma; dove inclinati i Cittadini alla fortu-

  

na di lui; poiché havendo già ricevuto il freno, tenevano, che 'l Principato di un solo, do-

  

vesse in alcun modo, recar sollevamento a'travagli civili, il fecero perpetuo Dittatore, gli

  

dedicarono, per la sua mansuetudine, il Tempio della Clemenza; e per certa grandezza

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più, che humana, gli aggiunsero nuovi honori, e titoli, concorrendo nel ciò fare gli stessi

  

suoi Nimici; che quantunque lo conoscessero di tutto meritevole, vi hebbero nondimeno

  

per fine il recargli carico, e'l renderlo a i più modesti odioso. Accettati da lui gli attribuiti

  

honori, e specialmente il titolo più sovrano d'Imperadore, che fu con l'altro di Cesare, co-

  

mune a'suoi descendenti, poteva ben con ragione pregiarsi, che dopo haver fondato la na-

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scente sua grandezza su le cose avverse, e saputo ben regolarsi nella prosperità, e nel vincer

  

l'invidia, con la gloria, fra' tentativi di molti, alla sola virtù di lui incontrasse il dare lo in-

  

cominciamento al maggior Imperio del mondo: ma come che egli fosse fin'hallora stato huo-

  

mo prestante per grandezza d'animo, e per pratica di guerra, non seppe nondimeno frenar

  

tanto dapoi la sua voglia, che questa non lo trasportasse a trattare di tal guisa i suoi Cittadini,

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come se Principe loro antico, e legittimo fosse stato; e perciò, non permettendo la Fortuna

  

la perpetuità nelle cose, convenne, che 'l preso inganno cadesse finalmente sopra il capo di

  

lui; conciosiacosaché dimorando egli in Roma ad ordinar tuttavia il governo di quella, e

  

dell'Imperio, et ad apprestar i mezi opportuni, per vendicar contra Parti la morte di Crasso,

  

essendo stato di già vincitore in cinquantadue battaglie, si proposero Marco Bruto, e Cassio,

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