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il corpus belloriano
L'Idea del pittore, dello scultore e dell'architetto
  

Idea

  

tezza e nel consiglio. Laonde Elena con la sua bellezza naturale

  

non pareggiò le forme di Zeusi e d'Omero; né donna alcuna fu,

  

che ritenesse tanta venustà quanta la Venere Cnidia, o la Minerva

  

Ateniese chiamata la bella forma, né uomo in fortezza oggi si tro-

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va che pareggi l'Ercole Farnesiano di Glicone, o donna che ag-

  

guagli in venustà la Venere Medicea di Cleomene. Per questa

  

cagione gli ottimi poeti ed oratori volendo celebrare qualche so-

  

prumana bellezza, ricorrono al paragone delle statue e delle pit-

  

ture. Ovidio descrivendo Cillaro bellissimo centauro lo celebra

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come prossimo alle statue più lodate:

  

Citazione: Ovidio Nasone, PublioGratus in ore vigor, cervix, humerique, manusque

  

Pectoraque Artificum laudatis proxima signis .

  

Et in altro luogo altamente di Venere cantò, che se Apelle non

  

l'avesse dipinta, sinora sommersa rimarrebbe nel mare ove nac-

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que:

  

Citazione: Ovidio Nasone, PublioSi Venerem Cois nunquam pinxisset Apelles

  

Mersa sub aequoreis illa lateret aquis .

  

Filostrato inalza la bellezza di Euforbo simile alle statue di Apol-

  

line, e vuole che Achille di tanto superi la beltà di Neottolemo suo

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figliuolo, quanto li belli sono dalle statue superati. L'Ariosto nel

  

fingere la bellezza di Angelica, quasi da mano di artefice industre

  

scolpita l'assomiglia legata allo scoglio:

  

Citazione: Ariosto, LudovicoCreduto avria che fosse stata finta,

  

O d'alabastro, o d'altro marmo illustre

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Ruggiero, o sia allo scoglio così avvinta

  

Per artificio di scultore industre.

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