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il corpus belloriano
L'Idea del pittore, dello scultore e dell'architetto
  

Idea

  

sensibile dal mondo ideale ed intelligibile. Siché dipendendo l'ar-

  

chitettura dalla cagione esemplare, fassi anch'ella superiore alla

  

natura; così Ovidio descrivendo l'antro di Diana, vuole che la na-

  

tura nel fabbricarlo prendesse ad imitar l'arte:

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Citazione: Ovidio Nasone, PublioArte laboratum nulla, simulaverat artem

  

Ingenio Natura suo.

  

Al che riguardò forse Torquato Tasso descrivendo il giardino di

  

Armida:

  

Citazione: Tasso, TorquatoDi natura arte par, che per diletto

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L'imitatrice sua scherzando imiti.

  

Egli è inoltre l'edificio tanto eccellente, che Aristotele argomenta,

  

se la fabbrica fosse cosa naturale, non altrimente di quello si fac-

  

cia l'architettura, sarebbe eseguita dalla natura costretta ad usare

  

le medesime regole per darle perfezzione, come le stesse abita-

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zioni de gli dei furono finte da poeti con l'industria de gli archi-

  

tetti, ordinate con archi e colonne, qualmente descrissero la reg-

  

gia del Sole e d'Amore, portando l'architettura al cielo. Così que-

  

sta idea e deità della bellezza fu da gli antichi cultori della sapienza

  

formata nelle menti loro, riguardando sempre alle più belle parti

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delle cose naturali, che bruttissima e vilissima è quell'altra idea

  

che la più parte si forma su la pratica, volendo Platone che l'idea

  

sia una perfetta cognizione della cosa cominciata su la natura.

  

Quintiliano c'instruisce, come tutte le cose perfezzionate dall'arte

  

e dall'ingegno umano hanno principio dalla natura istessa, da cui

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deriva la vera idea. Laonde quelli che senza conoscere la verità

  

il tutto muovono con la pratica, fingono larve in vece di figure;

  

né dissimili gli altri sono, che pigliano in prestanza l'ingegno e

  

copiano l'idee altrui, fanno l'opere non figliuole, ma bastarde della

  

natura, e pare abbiano giurato nelle pennellate de' loro maestri.

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